Dressing the Light - Massimo Milanese - Through the {Lens} #5 -
Il tuo lavoro si contraddistingue per la ricerca formale e per la tecnica estremamente originale. Protagonisti delle tue fotografie sono le linee, la composizione, i rapporti fra luci e ombre, pur mantenendo un soggetto non astratto come quello del corpo umano. E il risultato di questa sapiente miscela è un Inno alla Sensualità. Come nasce l’idea di “Dressing the light”?
L’idea è nata in un workshop durante il quale abbiamo provato a sperimentare diversi giochi di luce realizzabili con la macchina fotografica. In quell’occasione utilizzavamo una sorgente luminosa rivolta verso l’obiettivo della fotocamera in modo da disegnare delle linee luminose a contorno di soggetti.
Nei giorni successivi ho iniziato a scattare alcune foto rivolgendo però la fonte luminosa verso il soggetto in modo da illuminarne solo piccole porzioni: da qui è nata l’idea di utilizzare un laser. Ho voluto fare delle ricerche su internet appurando che la tecnica era già stata in parte utilizzata ma con linee disordinate e confuse. Ho voluto quindi provare ad armonizzare le linee in modo parallelo e “fluido” ottenendo man mano l’effetto realizzato nelle immagini. Il nudo poi si è sposato alla perfezione con questa tecnica: le curve naturali del corpo hanno permesso di ottenere altrettante curve di luce da linee nate rettilinee.
Siamo curiosi. Ci sveli nello specifico i segreti della tua tecnica?
Fondamentalmente sono fotografie scattate in condizione di buio totale con la fotocamera sul cavalletto e tempi di scatto decisamente lunghi: 30 secondi e più. Durante lo scatto la modella rimane perfettamente immobile (sono quindi scelte delle pose statiche) mentre con un laser “vesto” il suo corpo di tantissime linee parallele ottenendo i risultati che potete osservare.
La post-produzione, dunque, sembra avere un peso estremamente marginale in questo lavoro. È così?
Assolutamente. Gli unici interventi sono la conversione in bianco e nero ed un’ottimizzazione dei contrasti. Può invece capitare che, durante lo scatto, qualche linea del laser “scappi” dal campo che intendo fotografare e risolvo l’errore cancellandolo nella foto risultante.

Sappiamo che il tuo lavoro è ancora in ‘fase embrionale’. Come pensi di completare questo tuo progetto?
La parola “completare” mi spaventa perché preclude una conclusione di un progetto che ho intenzione di sviluppare ancora di più con tecniche ed ambientazioni nuove. Nelle prossime settimane, ad esempio, proveremo a realizzare degli scatti in ambienti naturali con la modella su una roccia o su un tronco ad esempio. Inoltre devo iniziare un’altra sperimentazione con luce rifratta ed in questo caso utilizzerò dei laser professionali. Inoltre ho un’altra idea in mente ma sarà la scusa per continuare a seguire i miei lavori!!
Ok, è giusto mantenere un po’ di suspence… Ora parlaci un po’ di te: quando e come hai iniziato ad avvicinarti alla fotografia?
Ho acquistato la mia prima macchina fotografica a 16 anni (adesso ne ho 38): era una reflex della Yashica che pesava più di un Kg… Ho avuto la fortuna di avere come vicino di casa Augusto Cantamessa, fotografo di fama internazionale (alcune sue fotografie sono esposte a New York ed in altri musei), che mi ha permesso non solo di capirne il funzionamento ma anche di avvicinarmi in modo artistico alla Fotografia ed innamorarmene.
I tuoi lavori spaziano dalle foto di viaggio, al reportage, fino al ritratto, sempre con risultati estremamente interessanti (www.maxmila.it) . Quale genere senti più tuo?
Domanda estremamente interessante… Amo la fotografia in tutti i suoi generi perché in ogni suo genere permette di sviluppare idee e tecniche nuove. Ho sempre fatto quasi esclusivamente fotografie di viaggio dove però ho sempre cercato di andare oltre la classica inquadratura. Recentemente ho partecipato ad un corso di reportage che mi ha permesso di apprezzare un nuovo linguaggio fotografico che spazia in ogni suo stile. Diciamo forse che il “genere” che sento più mio è quello “inusuale” ovvero cercare delle inquadrature insolite, anche di soggetti banali o fotograficamente inflazionati…

Parliamo ora del tuo approccio alla fotografia come ‘fruitore’. Ci sono filoni o autori, nella storia più o meno recente della fotografia, che ti interessano di più?
Pur collezionando libri di fotografia, sia di autori classici (Cartier Bresson, Nam Goldin ecc) che di raccolte tematiche non ho mai trovato troppa attrazione verso un genere di fotografia che il più delle volte è “comandata” dalla bravura del gallerista o dell’editore. Potrà sembrare banale ma navigo spesso nelle gallerie di Facebook o di Flickr dove si possono ammirare delle vere e proprie opere d’arte di artisti sconosciuti.
A mio avviso i social network rappresenteranno il futuro della fotografia, sia nella possibilità di fruibilità di un arte che oramai vive nella multimedialità che anche nella possibilità di incontro e confronto fra tantissimi fotografi, amatori e non. E’ anche grazie a Facebook che abbiamo costituito nel pinerolese un’associazione artistica che abbiamo battezzato “Immaginando” (www.associazioneimmaginando.it) con lo scopo di riunire persone che vedono nella fotografia non solo un’arte ma anche un momento di evasione e di divertimento. Sono contento del successo che stiamo riscuotendo soprattutto perché stiamo raccogliendo adesioni anche di persone che hanno iniziato da poco ad approcciare alla fotografia.
E c’è qualche genere che proprio odi o che ritieni inutile?
Pausa di riflessione…. No.. non direi… Qualsiasi immagine ha la sua importanza. Anche se non è “perfetta” può conservare in se un ricordo o trasmettere un messaggio, anche pubblicitario (ci sono tantissime belle fotografie nella pubblicità). Forse amo meno le foto troppo “ritoccate” ma, a mio avviso, non si possono neanche più chiamare fotografie e per cui non sono contestabili…
Per finire, domanda irrinunciabile. Ogni fotografo, amatore o professionista che sia, ha un “sogno fotografico” nel cassetto. Qual è il tuo “progetto impossibile”?
Un libro… Sicuramente un libro di fotografie legate ad un mio progetto… Amo la condivisione ed internet è un ottimo veicolo per ottenerla. Ma la fotografia stampata conserva ancora un fascino indiscutibile, naturale. A dire il vero non mi sono mai interessato su come poter realizzare questo “sogno”…. Chissà se qualche editore che guarderà le mie foto…
E allora ti facciamo un grosso in bocca al lupo!






